Crisi e mission educativa del consumerismo: un esempio dal passato.

Intervento a margine del Convegno del 19 Marzo 2014 sul Progetto I.E.S. presso  la Basilica del Sacro Cuore in Roma.

Il messaggio di una nuova etica d’impresa non poteva che attrarre chi, nella società ormai posto consumista, è chiamato ad arginare le conseguenze dannose della corsa al profitto.

L’imprenditoria italiana è in crisi a causa del drammatico calo dei consumi interni depressi dalla disoccupazione dilagantre e da una pressione fiscale senza precedenti.

Le aziende non riescono più a promuovere la crescita del Paese creando posti di lavoro diventando protagoniste di una economia civile guardi finalmente al cliente come persona.

consumatoreLe associazioni di consumatori in questo nuovo contesto non hanno più solo l’onere di rivendicare i diritti dei cittadini  (in una società in cui l’ipertrofia legislativa e regolamentare sta producendo una sostanziale deregulation in favore nel migliore dei casi dell’autoregolamentazione) ma devono anche svolgere un ruolo di educazione al “consumo consapevole” di beni e servizi anche se forniti dalla P.A.

Un ruolo di tutela che nell’era del “businnes is businnes” è praticamente eversivo e, dunque, relegato ai margini dell’informazione che riporta gli abusi più eclatanti tralasciando i tanti piccoli casi che ciascuno di noi vive quotidianamente.

Ecco perchè nell’era della crisi globale colpisce molto per la sua attualità il sistema di educazione preventiva ideato da Don Bosco nella seconda metà dell’ 800.

20140519-185039-67839317.jpgIn un epoca di tumultuosi cambiamenti sociali causati dalla massiccia industrializzazione del nord Italia, con l’abbandono delle campagne, la grande disoccupazione e l’emarginazione delle fasce deboli si sentì con forza la necessità di un rinnovato sostegno alla collettività.

La risposta di allora fu appunto l’oratorio: “una struttura flessibile, libera da schemi ripartitivi rigidi, più atta ad un’opera di mediazione tra chiesa, società urbana e fasce popola­ri giovanili che non s’adattavano all’inquadramento parrocchiale”  che oggi rappresenta un modello di grande attualità per i tanti piccoli oratori fisici e, grazie al web, anche  “virtuali” che oggi esistono in italia e che attendono solo di essere messi in rete.

Così come milioni di giovani non sono preparati per le nuove sfide imposte da questa nuova era economica che chiamiamo crisi, altrettanti consumatori non sono in grado di valutare pro e contro del loro essere tali nel tramonto del consumismo sfrenato.

cortile_02La carenza di una nuova educazione alla modernità secondo dei principi di etica e di umanesimo non può che produrre povertà.

All’emarginazione si accompagna la diffusa dissoluzione dei nuclei familiari in un era in cui il matrimonio e l’assenza di politiche di sostegno rende la famiglia un limite al proprio fugace benessere nel presente.

C’è bisogno pertanto di progetti che propongano un nuovo modello di società con al centro l’educazione e la formazione dei cittadini moderni, sopratutto se giovani, promuovendo nel contempo una nuova etica di impresa, attraverso un dialogo costruttivo.

Promuovere questa proposta e partecipare alle  iniziative per sostenere un new deal nel rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione non può essere una scelta per chi rappresenta i consumatori, ma un dovere.

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