La calda estate delle frodi alimentari.

Da un editoriale per Frodialimentari.it

Avremo certamente voluto un’estate all’insegna della spensieratezza, di vacanze sobrie, come impone la crisi.
Giornate di relax con il solo impegno di seguire gli aggiornamenti del medagliere olimpico e, al più, dello spread.
Purtroppo così non sarà.
Le notizie che stiamo pubblicando in questi giorni confermano che le frodi alimentari proseguono senza sosta anzi con maggior vigore.
Le Forze dell’Ordine dedicate al contrasto delle truffe a tavola sembrano a loro volta impegnate in veri e propri straordinari nella lotta alla pirateria alimentare.
I sequestri non si contano: 6 tonnellate di preparato per gelati scaduto dai Nas di Parma, 2300 prosciutti Dop dai Nas di Cremona in una quarantina di stabilimenti di stagionatura emiliani e friulani perchè provenienti da allevamenti di suini nutriti con rifiuti speciali (scarti dell’industria alimentare che dovevano essere smaltiti negli impianti di biogas); quattro tonnellate di alimenti tra caffè’ e polveri alimentari per l’industria dolciaria.
Se non bastasse a questo bollettino di guerra si è aggiunta l’odiosa notizia delle 700.000 merendine sequestrate a Brescia e persino delle 9 tonnellate di chewing gum che la Guardia di Finanza di Ancona ha scoperto e sottoposto a confisca in un magazzino abusivo.

Merendine sequestrate dai Carabinieri dei Nas in collaborazione con l’Asl di Brescia nell’operazione Dolce forno.

L’Italia della crisi sembra essere piena di capannoni in cui invece di prodursi occupazione e ricchezza si stoccano tonnellate di alimenti avariati o scaduti destinati a ritornare illegalmente nei più disparati circuiti come l’alimentazione animale, l’export verso paesi extra UE o nei cicli produttivi di altri alimenti di cui diventano materie “seconde”.
Latte pastorizzato e ripastorizzato più volte, formaggi a pasta filata, gelatine alimentari, merendine, l’elenco dei cibi in cui possono essere riciclati prodotti scaduti è davvero lunga e questo spiega evidentemente l’interesse di una certa imprenditoria criminale a non distruggere gli scarti alimentari bensì a custodirli gelosamente.
Esiste ormai quello che potremmo definire un vero e proprio “mercato dell’usato alimentare”, agevolato dalla mancata previsione del’obbligo per i produttori di indicare in etichetta l’utilizzo di ingredienti derivati dagli scarti della produzione, trasformazione e distribuzione commerciale degli alimenti.
Il calo del reddito delle famiglie italiane, sottoposte quest’anno ad una pressione fiscale pari al 45,2%, e la necessità di risparmiare anche sulla spesa (- 1,5% sui prodotti alimentari rispetto al 2011), rappresentano una vera manna per le agromafie impegnate nel business del riciclo di scarti e resi alimentari nei circuiti produttivi e commerciali, garantendo o imponendo ad imprenditori senza scrupoli o in crisi prezzi bassi e profitti alti con cui pagare forniture e l’immancabile “pizzo”.
Ci troviamo di fronte ad un pericolo mortale per l’imprenditoria onesta e per la salute dei consumatori, anche i più piccoli, nei cui confronti queste organizzazioni non hanno alcun riguardo ed anche per questo vanno perseguite e combattute senza quartiere, anche con una idonea informazione dei cittadini.
Sarà davvero una estate molto torrida.

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