La crisi dei consumi alimentari tra discount e voglia di Km zero.

(da un editoriale per la testata on line Frodialimentari.it)

Non si sono fatti attendere i dati Istat sulle vendite al dettaglio del Dicembre 2011 che hanno confermato le attese negative degli operatori.

Gli acquisti degli alimentari restano al palo, mentre il non food scende dell’1,8 % rispetto al 2010,  un dato così negativo non si vedeva dal 2009.

La crisi c’è ed è pesante per le famiglie che iniziano a lasciare nei parcheggi  il carrello di ipermercati e supermercati, (che concentrano il 70% della spesa alimentare domestica), il cui volume di affari è diminuito nel 2011 rispettivamente del 4,4% e del 2%, ripiegando sui discount, che segnano invece un incremento dell’1% .

I tanto bistrattati partenti poveri della GDO, grazie a politiche di prezzi più  aggressive ed a un più stringente controllo sulla qualità dei prodotti alimentari  a marchio commerciale (marche del distributore), moltiplicano i punti vendita e posizionano  la propria quota di mercato al 10%.

Le prospettive di uscita da questa congiuntura negativa  sono molto lontane e, a parere di chi scrive,  difficilmente si tornerà al passato per il semplice motivo che ad essere compromessa dalla globalizzazione è l’organizzazione stessa della filiera produttiva e della struttura distributiva del paese.

I dati dimostrano la necessità di una forte innovazione nel mercato agrolaimentare italiano, che assecondi l’ormai provata volontà dei consumatori italiani di ristrutturare la propria spesa con un nuovo bilanciamento tra prezzo, qualità e maggiori certezze sulla provenienza dei cibi.

La prova di questa nuova tendenza  l’hanno  fornita alcuni giorni fa i risultati del primo rapporto sul “Boom degli acquisti diretti: la ricetta anticrisi degli italiani” presentato dalla Coldiretti e realizzato da SWG.

Secondo la ricerca “in controtendenza rispetto all’andamento generale del commercio al dettaglio rilevato dall’Istat volano gli acquisti diretti dal produttore con un aumento del 53 per cento rispetto allo scorso anno degli acquisti nei mercati degli agricoltori, dove nel 2011 hanno fatto la spesa ben 9,2 milioni di italiani che hanno tagliato le intermediazioni pur di non rinunciare alla qualita’ a tavola“.

I dati parlano chiaro, la massaia intende abbattere i costi della propria spesa approfittando della filiera corta accessibile dagli 878 mercati degli agricoltori presenti in tutta italia, ottenendo anche qualche garanzia in più sulla qualità e la provenienza dei prodotti acquistati.

Sembra consolidarsi la tendenza degli ultimi anni ad rapporto sempre più stretto tra produttore e consumatore che ha fruttato sollo nel 2011 ben 489 milioni di euro agli oltre 20.800 produttori coinvolti nell’iniziativa “Campagna amica”.

Il  mercato agroalimentare (8,4 del PIL e 12,6% degli occupati) naviga  dunque nella burrasca della crisi  tra le colonne d’ercole del discount e della vendita diretta.

L’alta volatività dei prezzi ha indotto recentemente  il Governo a istituire meccanismi anti speculazione e di calmieramento dei prezzi nel decreto Crescitalia di cui abbiamo già parlato.

Non è un caso che il  Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania abbia dichiarato apertamente di voler fare propria la “battaglia” per la vendita diretta che a suo avviso serve a ridurre gli squilibri della filiera a vantaggio dei consumatori.

Il problema degli aumenti del prezzo degli alimentari, complici l’ ormai intollerabile prelievo fiscale  sui carburanti  e sopratutto la riduzione delle vendite inizia a preoccupare davvero se, come anunciato dal Ministro,  nel prossimo “Decreto Semplificazioni” vi sarà una norma che agevola la vendita diretta: con una semplice comunicazione al Comune di appartenenza l’agricoltore potrà vendere anche al di fuori della sua azienda.

La GDO saprà tener conto della voglia di qualità e convenienza dei consumatori ristrutturandosi o continuerà a ridurre le proprie vendite a vantaggio dei discount? La polverizzazione delle aziende agricole italiane (in termini fatturato, hanno una dimensione media pari a un terzo di quella tedesca e francese) ostacolerà la soddisfazione di questa crescente domanda di Km zero? La vendita diretta rappresenterà una reale garanzia di convenienza nel rapporto qualità prezzo per il consumatore o si rivelerà un bluff?

Domande cui nel magmatico contesto della attuale crisi non possono trovare una risposta certa, anche se crediamo che le massaie abbiano già le idee molto più chiare.

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