Politiche energetiche e tutela dei consumatori. Poche luci all’ombra della nuova Consumers Rights Directive

 L’Italia non possiede ancora un Piano Energetico Nazionale.

Le politiche energetiche del Paese sono di fatto in via di definizione  e le indiscrezioni che trapelano sui probabili nuovi  limiti alle energie rinnovabili, al rilancio della rigassificazione e delle trivellazioni alla ricerca del petrolio italiano sono sicuramente poco rassicuranti.

Tramontata, speriamo definitivamente, l’opzione nucleare, in totale assenza della pur minima concertazione con le associazioni ambientaliste e dei consumatori, sembra che il Governo si sforzi più che mai di rendere credibile una strategia in cui  coesistano il cosiddetto carbone pulito e futuri impianti come rigassificatori e gasdotti i cui progetti vengono però sistematicamente bocciati per il devastante impatto ambientale [1] e persino  il costoso ed antieconomico sfruttamento dei giacimenti di petrolio a pochi chilometri dalle ancora meravigliose coste italiane.

L’energia prodotta da fonti rinnovabili in questo quadro ricoprirebbe un ruolo del tutto marginale.

L’importanza della sostenibilità ambientale e della trasparenza delle tariffe .

In questo contesto di totale incertezza, ben rappresentata del resto dal motto oggi in voga “rigore e crescita”, l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha tentato di delineare delle efficaci strategie operative   per il triennio 2012-2014.

E’ la sostenibilità ambientale a dover essere il paradigma ispiratore dell’azione dell’Autorità nella complessa regolamentazione di un mercato energetico, caratterizzato dalla grande importanza assunta dalla produzione elettrica da fonti rinnovabili e dalle  evidenti difficoltà a stare sul mercato dei produttori tradizionali, alle prese con enormi problemi in termini di reddività ed efficientamento degli impianti.

Non è un caso che quest’anno sia esploso quello che la stampa e le associazioni dei consumatori hanno definito senza mezzi termini la beffa della bioraria e dell’ utilità, ormai troppo marginale in termini di risparmio, della concentrazione dei consumi elettrici nelle ore serali da parte dei consumatori.

A Marzo 2012, nonostante l’elevato contributo alla produzione elettrica fornito dalle rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico, il prezzo all’ingrosso tra le 18.00 e le 20.00 ha registrato un aumento a quasi 175,00 euro/MWh conuna rilevante riduzione del costo di produzione dalle 11.00 alle 16.00 ed un aumento dalle 17.00 alle 21.00 [2].

Tale incremento per associazioni di con sumatori come il Movimento Difesa del Cittadino o di antico lignaggio ambientalista, come Legambiente,rappresenta una vera e propria pratica commerciale scorretta, scaturita da una possibile intesa anticoncorrenziale di taluni produttori su cui l’ Autorità per l’Energia e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato avevano il preciso divere di indagare.

Sarebbe stata questa una buona occasione per inaugurare i propositi di collaborazione manifestati da entrambe le Autorità nel protocollo d’intesa siglato il 17.09.12.

Quanto al mercato del gas è ormai evidente che la crisi economica unita allo sviluppo del fotovoltaico ne ha ridotto i consumi industriali anche nelle centrali a ciclo combinato.

La costante ascesa delle tariffe di vendita e dei correlati  oneri fiscali sta  orientando sempre più utenti, soprattutto domestici, verso alternative meno costose per il riscaldamento [3] .

Sicuramente positiva l’avvenuta decisione del Governo di avviare lo scorporo di SNAM dall’ENI, separazione che speriamo possa portare dei vantaggi al sistema in termini di maggiore concorrenza nonostante  la cessione alla Cassa Depositi e Prestiti.

Nel settore gas sarebbe necessaria una modifica dei meccanismi di tutela di prezzo dei piccoli consumatori per la fornitura di gas naturale che stanno raggiungendo livelli proibitivi per fasce delle popolazione sempre più ampie, in particolare con riferimento alla valorizzazione della materia prima (cosiddetta QE).

La necessità di favorire lo sviluppo delle rinnovabili dopo il “Quinto conto energia”.

Lo sviluppo delle infrastrutture energetiche delineato dall’Autorità nelle proprie linee strategiche risentirà inevitabilmente delle future scelte “politiche” su cui si baserà il Piano Energetico Nazionale. La valorizzazione delle nuove tecnologie e della loro integrazione nelle infrastrutture esistenti anche in termini di ammodernamento delle reti deve rappresentare una delle priorità, secondo meccanismi di incentivazione che premino il risparmio degli utenti e la sostenibilità ambientale.

Il venir meno del sistema incentivante con il cd Quinto conto energia dovrebbe indurre l’Autorità a riformare i regimi di cessione dell’energia prodotta dal solare come il “ritiro dedicato” lo “scambio sul posto”  “sistemi di auto-approvigionamento” energetico  (D.M. 10.12.10) o “i Sistemi Efficienti di Utenza” (D.lgs 115/08), se del caso, sollecitando il legislatore a nuovi interventi sulla materia.

La variegata normativa esistente sulla cessione diretta dell’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili cui si aggiunge quella sule Reti Interne di Utenza (RIU) definite dall’articolo 33 della legge n. 99/09 si pone quale ostacolo alla agognata grid parity che permetterebbe l’ulteriore sviluppo ulteriore del fotovoltaico anche in assenza di incentivi[4].

Quanto al mercato del Gas la revisione della regolazione dovrà conformarsi alle regole comunitarie in materia. La disponibilità di risorse a condizioni economicamente sostenibili nel lungo periodo che caratterizza la disciplina di congestion managemente e capacity allocation deve essere accompagnata da strumenti che oltre a promuovere la concorrenza e la liquidità del mercato in chiave economicità dei prezzi al consumatore, come ribadito da questa Autorità, ne garantiscano anche un ritorno in termini di impatto ambientale.

La mancanza di trasparenza nel mercato libero dell’elettricità e del gas e la necessità di una ridefinizione delle garanzie dei clienti alla luce della nuova Consumers Rights Directive (CRD) .

Nonostante i provvedimenti assunti nell’ultimo anno, la vendita al dettaglio dell’energia risente di profondi limiti dettati dall’ incapacità da parte di molte società di vendita nel garantire un’ adeguata trasparenza all’accesso dei clienti al  mercato libero ed una reale concorrenza sui prezzi praticati nei mercati di tutela.

Il fenomeno delle attivazioni di forniture non richieste resta una piaga per l’intero sistema e la Delibera 153/12/R/COM non sembra garantire una idonea tutela, risultando fortemente limitativa dei diritti del consumatore.

In particolare si sottolinea l’imminente recepimento in Italia della Direttiva Comunitaria 2011/83/UE [5] in materia di contratti a distanza e fuori dai locali commerciali .

La nuova Consumers Rights Directive (CRD) prevede obblighi informativi più stringenti, applicandosi anche  ai contratti per la fornitura di acqua, gas, elettricità o teleriscaldamento forniti su base contrattuale.

Le Associazioni dei consumatori a Giugno hanno sollecitato pubblicamente il Governo al rapido recepimento in Italia della Direttiva, il cui termine è previsto nel Dicembre 2013 [6].

L’Autorità per l’Energia, come anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, devono attivarsi  per implementare quanto prima le nuove garanzie nelle proprie misure a tutela dell’utenza.

Si sottolinea come la norma comunitaria preveda espressamente che Se un consumatore vuole che la prestazione dei servizi ovvero la fornitura di acqua, gas o elettricità il professionista esige che il consumatore ne faccia esplicita richiesta su un supporto durevole (Art.  7 n. 3).

Sui contratti a distanza Quando un contratto a distanza deve essere concluso per telefono, gli Stati membri possono prevedere che il professionista debba confermare l’offerta al consumatore, il quale è vincolato solo dopo aver firmato l’offerta o dopo averla accettata per iscritto (Art. 8 n. 6).

Inoltre tutte le informazioni obbligatorie da fornire preventivamente al consumatore (indicate dall’Art. 6) come il diritto di recesso da esercitarsi entro 14 giorni, dovranno essere fornite al consumatore prima della conclusione del contratto a  distanza, su supporto durevole e,  se del caso, la conferma del previo consenso espresso e dell’accettazione del consumatore (Art 8 n. 7 lett. a) e b)). ù

Infine la Direttiva  prevede espressamente che Il consumatore sia esonerato dall’obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta di beni, acqua, gas, elettricità, teleriscaldamento o contenuto digitale o di prestazione non richiesta di servizi.

La Delibera che l’ Autorità per l’energia, dopo una lunga consultazione pubblica, ha varato per contrastare il fenomeno dei contratti falsi e delle attivazioni non richieste e lo stesso Codice di condotta commerciale vanno pertanto integrati con le nuove disposizioni.

e’ del tutto evidente che gli obblighi informativi dei venditori previsti dall’art. 5 dell’allegato A della Delibera n. 153 non siano in linea con quelli imposti dalla Direttiva UE risultando troppo generici.

La disposizione non prevede un obbligo di consegna di copia del contratto firmato dall’utente o su supporto duraturo prima della attivazione della fornitura.

La lettera ordinaria di conferma da inviarsi al consumatore risulta troppo generica quanto ai contenuti ed, addirittura, può essere sostituita da una chiamata telefonica su una utenza riconducibile al cliente in cui si richiede al cliente la conferma della volontà di obbligarsi, tanto  senza aver previsto un obbligo di trasmissione del contratto al cliente, neppure in sede di reclamo presso lo Sportello del Consumatore.

La stessa procedura prevista dall’Autorità per il reclamo, nel caso di attivazioni non richieste, risulta troppo restrittiva e complessa per il consumatore medio, spesso anziano, letteralmente truffato dall’agente del venditore.

La fissazione di un termine di soli 30 giorni per il reclamo e di un meccanismo di presunzione di conoscenza decorrente addirittura dalla telefonata di conferma o dal termine di scadenza della prima bolletta, pena l’impossibilità di accedere alla procedura ripristinatoria del precedente fornitore, non si reputano in linea con le necessità degli utenti.

E’ notorio infatti che alcuni venditori utilizzino anche per il mercato libero loghi e form delle bollette molto simili a quelle del servizio di tutela, confondendo in tal modo anche per mesi i malcapitati destinatari sulla società che effettivamente sta effettuando la fornitura.

La stessa regolazione dei pagamenti nel periodo transitorio che riconosce comunque al venditore truffaldino il pagamento dell’elettricità e del gas fornito (esclusa la componente della commercializzazione) oltre ad essere troppo garantista per il fornitore abusivo, contrasta anche con l’esonero da qualsiasi  prestazione corrispettiva stabilito dall’Art. 27 della CRD anche per le forniture non richieste di acqua, elettricità e gas, oltre che con l’analogo divieto già  previsto nel nostro ordinamento dall’art. 57 del Codice del Consumo.

La “Capacitazione” del consumatore proposta nelle linee strategiche triennali dovrebbe  prevedere anche la valorizzazione  ed il recepimento, già in via amministrativa, delle  nuove garanzie previste dall’Ordinamento comunitario, senza indulgenze verso  chi compie vere e proprie truffe.

Non può condividersi  l’eccesso di garantismo verso le società di vendita dimostrato dall’AEEG, soprattutto verso le pratiche commerciali scorrette che sono alla base dello scarso successo dei processi di liberalizzazione dei mercati.

Sulla materia è necessario un nuovo confronto di tutti gli stakeolders con l’Autorità anche alla luce delle nuove procedure sanzionatorie il cui regolamento [7], fortemente restrittivo verso la partecipazione delle associazioni dei consumatori, rischia di rendere ancora meno incisivo l’enforcement dell’Autorità.

Le perplessità sulle modalità di regolazione del Sistema Informativo Integrato e del Sistema Indennitario.

Altre forti  perplessità scaturiscono dal  Sistema Informativo Integrato che dovrebbe permettere una migliore implementazione dei flussi informativi relativi ai mercati dell’energia elettrica e del gas.

Le associazioni dei consumatori quest’anno hanno prodotto in proposito due pareri fortemente critici.

Nel primo, sul regolamento di funzionamento si è contestata: la frammentazione delle fonti normative che ne determinano l’istituzione; l’assenza di una descrizione non tecnica della procedura instaurata con la correlazione dei benefici attesi dai piccoli consumatori di elettricità e gas; l’uso esclusivo del linguaggio tecnico – specialistico che non è corredato dalla doverosa “sintesi non tecnica” per permettere l’accesso alla problematica al pubblico non informatico [8].

Il secondo intervento ha ivece avuto ad oggetto il Sistema Indennitario (SIND) per l’esercente la vendita uscente a carico del cliente finale “moroso” [9] istituito con Deliberazione dell’Autorità ARG/elt 191/09.

In questo caso un gran numero di associazioni dei consumatori ha contestato le modalità ed i termini di applicazione a carico dei  consumatori del coefficiente di morosità da parte del venditore entrante[10].

Senza entrare nel merito del documento assai complesso ricordiamo  soltanto che  una volta accusato di essere moroso e con la bolletta da pagare, spetterà al consumatore:

  1. Ricordare o addirittura scoprire chi sia l’EVU (venditore uscente) non identificato che chiede il C/mor al suo venditore.
  2. Eventualmente richiedere l’identità dell’EVU allo Sportello del Consumatore (i cui tempi di risposta sono ben noti agli scriventi).
  3. Solo dopo l’avvenuto accertamento dell’EVU inoltrare un reclamo la cui risposta dovrà pervenire entro 10 giorni, pena il pagamento dell’indennizzo automatico pari ad  1/3 del C/mor.

Tale impresa non sembra certo possibile nei termini di scadenza della fattura, esponendo l’utente a tutti i rischi ed oneri economici di una morosità che potrebbe comportargli anche il distacco della fornitura e ciò anche se è incorso una procedura innanzi lo Sportello del Consumatore  o davanti ad un giudice.

La povertà energetica e l’esigenza di un programma di gestione sociale delle morosità.

            Il recente potenziamento del bonus sociale si pone sullo sfondo di un contesto in cui nel paese si assiste a crescenti fenomeni di morosità causate dal sistematico aumento delle tariffe e dalla profonda crisi economica in cui versano milioni di famiglie.

Ai  notevoli sforzi profusi dall’Autorità per la gestione delle morosità, testimoniati dalla citata regolamentazione del  SIND  o dalla recente consultazione pubblica sulla revisione dei meccanismi di contenimento del rischio credito e di riconoscimento agli esercenti la maggior tutela degli oneri connessi alla morosità dei clienti finali [11], gradiremmo si accompagnasse una maggiore sensibilità verso l’utenza che versi in crisi di liquidità che ne impediscono il regolare pagamento delle fatture.

Andrebbe quindi avviato al più presto un monitoraggio sul fenomeno della povertà energetica cui dovrebbe accompagnarsi la previsione di procedure che garantiscano agli utenti in difficoltà rateizzazioni automatiche non soggette alla concessione graziosa del fornitore e la temporanea la sospensione delle procedure di distacco nei casi documentati di difficoltà certificati, anche con l’ausilio delle associazioni dei consumatori.


[1] Il 6 marzo 2012 dopo 11 anni e 250 milioni di €uro spesi, British Gas ha comunicato la decisione di abbandonare  il progetto del rigassificatore di Brindisi. L’11 settembre scorso la Comitato VIA della Regione  Puglia ha espresso parere negativo sul progetto del Trans Adriatic Pipeline proposto da un consorzio consorzio che raggruppa la svizzera Egl, la norvegese Statoil e la tedesca E.ON Ruhrgas. Un gasdotto che dovrebbe collegare i giacimenti del Mar Caspio all’Italia.

[2] Vedasi in proposito il parere congiunto MDC e Legambiente del 13.06.12 nell’ambito della Consultazione pubblica Orientamenti per la revisione della struttura per fasce orarie dei corrispettivi ped applicati ai clienti domestici in maggior tutela Documento per la consultazione 216/2012/R/EEL

[3] Secondo dati Ceced Italia Gruppo Unicalor nel 2011 il comparto caminetti e stufe a legna, pellet ed altri combustibili naturali ha registrato un incremento di fatturato del 20%.

[4] Vedasi in proposito: “Alla ricerca della grid parity nel fotovoltaico” di Alessandro Berien, Quale Energia 18.09.12.

[5]  La direttiva disciplina i diritti dei consumatori, recando modifiche alla direttiva 93/13/CEE del Consiglio e alla direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, abrogando la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.

[6] Una lettera aperta al Presidente del Consiglio Monti ed al Ministro dello Sviluppo economico Passera è stata trasmessa il 22.06.12 dalle associazioni: Adoc, Adiconsum, Altroconsumo, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori.

[7]Delibera 14 giugno 2012 243/2012/E/com

[8] SII – Sistema Informatico Integrato – Osservazioni su regolamento di funzionamento in consultazione del 27.01.12  Adiconsum Adoc Adusbef Assortenti Casa del Consumatore Cittadinanzattiva Federconsumatori Movimento Difesa del Cittadino.

[9] Il SIND è stato istituito con Deliberazione dell’Autorità ARG/elt 191/09.

[10] Deliberazione del 22 marzo 2012 99/2012/R/eel “Modifiche alla disciplina relativa al sistema indennitario, in tema di richieste di informazioni dei clienti finali e di mancato pagamento del corrispettivo C/mor”  (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del onsumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, CODICI, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino) 14.05.12.

[11] Deliberazione 364/2012/R/eel

[12] Per assenza di manutenzione, la percentuale delle perdite della rete acquedottistica in Italia è la più alta al Mondo: le perdite idriche raggiungono picchi in Molise (63% di acqua perduta sul totale erogato), Puglia (54%), Calabria (52%), Basilicata (50%), nell’hinterland napoletano (48%), in Abruzzo (45%, ma con punte anche del 75%) e in Sicilia e Sardegna (40%) (Fonte CNR)

[13] Il CONVIRI nel Rapporto sullo stato del Servizio Idrico 2007-2009 ha calcolato un investimento di almeno 28 miliardi di euro per l’efficientamento della rete.

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