di Antonio Longo e Francesco Luongo
I cittadini dell’Unione Europea non vanno considerati esclusivamente solo quali potenziali consumatori di beni e servizi, ma anche soggetti che nutrono forti aspettative nello sviluppo di nuovi applicazioni digitali da parte delle pubbliche amministrazioni (e-Governement).
Uno degli aspetti fondamentali che l’attuazione della Agenda Digitale Europea (DAE) nei singoli Stati membri non può tralasciare è che la stragrande maggioranza dei cittadini che dovranno fruire della rivoluzione tecnologica non è “nativa digitale”, ha infatti una età media di 40,6 anni, purtroppo in rapido aumento visti i bassi tassi di natalità dei singoli paesi.
È essenziale garantire agli utenti l’accesso e l’ utilizzo dei dati in modo semplice per ridurre la percentuale di coloro che non hanno mai usato internet nella loro vita pari al 21% in Europa ed al 34 % in Italia come rilevato da uno studio Eurostat cui va aggiunto il dato AGCOM secondo cui 2,37 milioni di cittadini non hanno alcun accesso alla rete.
L’Agenda Digitale Italiana è ancora allo stadio iniziale di questo percorso come chiarito dallo stesso Presidente del Consiglio Letta in ottobre.
La spesa per la produzione di servizi pubblici ed i possibili risparmi.
Una ricerca di Accenture ha sottolineato le forti aspettative degli utenti che aspirano ad un ruolo di cittadini digitali e non di semplici consumatori on line.
Lo studio tuttavia ha evidenziato anche la difficoltà di interagire efficacemente con gli enti pubblici a causa dell’assenza di standard univoci e comuni di scambio dati e della mancanza di un accesso unificato ai servizi digitali pubblici.
A riguardo è stata elaborata una proiezione della spesa per la produzione di servizi pubblici in vari Paesi, individuandone l’impatto economico.
Fino al 2025 la differenza tra la domanda prevista e la capacità dei Governi di soddisfarla varierà dai 10 miliardi di dollari di Singapore ai quasi mille miliardi di dollari negli Stati Uniti.
Espresso in termini di PIL, i deficit variano dall’1,3% dell’Italia fino al 5,4% del Regno Unito.
L’Oxford Economics ha previsto un miglioramento complessivo nel servizio pubblico di mezzo punto percentuale all’anno nei 10 paesi oggetto dell’indagine potrebbe ridurre la spesa pubblica di circa il 7 %.
L’incremento annuo previsto dallo studio porterebbe al taglio del 13,5% del fabbisogno della spesa pubblica nel medesimo periodo.
Il problema è che in molti paesi, come l’Italia, i processi di informatizzazione delle P.A. sono stati caratterizzati dalla strutturazione di processi individuali per singoli enti, senza essere inseriti in un contesto programmato nel suo complesso.
Manca pertanto un’architettura complessiva della cosiddetta informatica pubblica.
Esempio eclatante ne è la “buona pratica” del “Fascicolo sanitario elettronico (FSE)”, attuato solo in alcune aree del paese e per di più con protocolli non compatibili tra loro.
Al cittadino basterà trovarsi fuori dalla propria Regione di residenza perchè la struttura sanitaria cui si rivolge non possa accedere ai suoi dati e ciò anche in caso di emergenza.
Le rigidità della P.A.: obsolescenza dei processi e scarsi investimenti.
Molti enti pubblici hanno siti web di difficile aggiornamento essendo mancata un’opera di valutazione ex-ante delle dinamiche e dei servizi erogati.
Spesso non si è tenuto conto della variabilità nel tempo della propria operatività sia a causa della evoluzione normativa che dei nuovi servizi che le nuove tecnologie mettono a disposizione.
L’Agenda Digitale Europea tende ad assicurare l’integrità, la continuità, la riservatezza ed un sistema di autorizzazione e interoperabilità a livello europeo (esempio l’ e-Justice).
Il percorso tuttavia prevede alcuni step su cui i vari paesi stanno avanzando in modo individuale e tra questi:
- Fatturazione elettronica
- Open Data che consenta un sistema aperto di governo (Open Governement)
- Anagrafe unica
- Identità digitale
- Cloud computing
Best pratices in U.E. e USA.
Un’esperienza interessante quale riferimento è sicuramente il programma Mus (Metropolitan Unified System) di New York, un’infrastruttura in cui un unico punto di accesso (web, Ivr, mobile, totem) ha permette a 120 amministrazioni pubbliche di erogare informazioni e servizi interattivi agli utenti.
Anche l’Europa deve perseguire l’obiettivo di un’integrazione dei data center delle singole P.A. attraverso un’ottimizzazione che porti alla virtualizzazione in Cloud computing dei servizi.
Le tecnologie per garantire servizi di private clouding ed hybrid clouding citiamo alcuni esempi:
- G-Cloud Governo Inglese
- Us Customs e Border Protection
- Dipartimento sistemi informativi Stato del Texas (Delivering cloud Services to the State of Texas)
Più integrazione dei siti istituzionali con i Social media per una P.A. “2.0”.
L’importanza dei social media e della loro integrazione nel dialogo con i cittadini va ulteriormente rafforzata per comunicare e condividere le informazioni.
Durante l’esperienza drammatica del terremoto nella città dell’Aquila sono state proprio le piattaforme social a permettere, anche alla stessa Protezione Civile, di informare i cittadini nel generale silenzio digitale dei siti internet tradizionali della P.A.
Naturalmente il raggiungimento ed il superamento degli obiettivi dell’Agenda Digitale specificati nella Strategia Europea per l’interoperabilità e nel QEI (Quadro Europeo dell’Interoperabilità) non possono avvenire senza il potenziamento dell’infrastruttura e l’implementazione di nuove architetture e software.
Le domande fondamentali cui rispondere restano due:
- Basteranno le citate raccomandazioni a creare entro il 2020 una rete di servizi pubblici on line coerente con gli obiettivi dell’Agenda?
- La lentezza degli apparati pubblici permetterà il rapido adeguamento al necessario allineamento dei framework di interoperabilità degli Stati Membri all’European Interoperability Framework (EIF)?
Nel 2011 il numero di smartphone venduti ha superato quello dei Pc, si stima che 1,2 miliardi di persone lavoreranno “da remoto” fuori dal proprio ufficio.
Va considerato anche il fatto che il 41% dei consumatori preferisce rivolgersi a rivenditori del proprio stato e solo l’11% si rivolge a quelli di altri stati membri.
In questo contesto è essenziale i rapido recepimento mento sell nuova Direttiva Europee sui diritti dei consumatori (2011/83/UE) e sulle Adr di consumo(2013/11/UE) che delineano nuove garanzie in tutti gli stati membri e la possibilità di un facile accesso a procedure di conciliazione delle controversie transfrontaliere.
Avremo sempre più oggetti connessi in rete e le aziende private ma anche pubbliche cercheranno di interagire sempre di più con gli utenti attraverso anche i social network (IT Demand).
Le reti chiuse del passato evolvono verso scenari più aperti caratterizzati da un’interazione esterna all’azienda ed impongono software che efficentizzino il trasporto dati attraverso il classico protocollo IP.
Server e storage dati diventano sempre più virtuali, permettendo il contenimento dei costi e l’ottimizzazione dei servizi in termini di risparmio(spazi, energia, aggiornamenti automatici dei sistemi, ecc.).
Anche la necessità di servizi in mobilità sempre nuovi per un numero sempre maggiore di utenti rischia di essere sottovalutata nella DAE.
Imprese e P.A. non possono rimanere inerti di fronte all’esplosione della domanda di fruizione dati causata dalla progressiva diffusione di smartphone, tablet e phablet.
La creazione di “App” (settore che a ha generato in Europa 800.000 posti di lavoro negli ultimi 5 anni) si scontra però sul fronte dell’e-governement con la citata frammentazione dei data center pubblici e l’arretratezza dei software.
Il cittadino digitale e le garanzie dei propri dati personali.
Una considerazione finale va fatta sulla cosiddetta “Identità Digitale” e la sicurezza dei dati.
E’ stato dimostrato che oltre il 90% degli utenti utilizza la stessa password e la prassi generalizzata è quella di collegare l’utente ad una casella di posta elettronica divenuta ormai un “portachiavi digitale” a sua volta in fase di rapida sostituzione con l’account del social network preferito.
Il fenomeno del phishing è indicativo così come spesso le password trasmesse viaggiano in chiaro senza essere cifrate.
Dai certificati sul proprio pc alle password istantanee il percorso è in atto, servono livelli di sicurezza certi, ma anche massima interoperabilità e facilità d’uso.
Uno degli interventi strutturali più interessanti per l’attuazione della DAE in Italia è il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID) recentemente introdotto nel Codice dell’Amministrazione Digitale (Art. 64).
Esperienze analoghe esistono anche in altri paesi Estonia, Belgio, Inghilterra e persino in Azerbaijan.
Si tratta di un sistema di tipo “federato” in cui cioè partecipano fornitori di servizi pubblici e privati attraverso identity provider che intendano fornire servizi basati sulla identità digitale (e-commerce, servizi di pagamento).
In esso il controllo dell’ identità del soggetto richiedente viene affidato a terzi all’uopo autorizzati dall’ente governativo di controllo del sistema ovvero l’Agenzia per l’Italia Digitale.
A livello internazionale, nel rispetto della privacy dell’individuo, si va verso la minimizzazione dei dati da fornire per l’accesso ai servizi in base al principio di proporzionalità.
Visto l’alto rischio connesso alla realizzazione di un identificativo digitale unico l’idea è quella di sviluppare non una, bensì diverse identità digitali correlate ai vari ambienti digitali in cui l’utente opera.
Sono in fase di studio software sempre più complessi in grado di identificare l’utente non solo attraverso il pc, ma anche tramite i suoi device come smartphone e tablet anche con l’uso di strumenti biometrici.
Questi solo alcuni degli scenari futuri e delle nuove sfide che la rivoluzione digitale lancia ai Governi e soprattutto ai cittadini di questa nuova era.
Solo una grande consapevolezza collettiva e la riduzione della piaga del digital divide ci permetteranno di trarne i frutti migliori in termini di progresso globale e rafforzamento delle libertà democratiche.
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Oltre l’Agenda Digitale: da Consumatori on line a Cittadini della rete.By Francesco Luongo e Antonio Longo is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia License
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