Pignoramento di stipendi e pensioni: quando chi fa la legge ci mette pure l’inganno.

La tragica fine dei coniugi Dionisi di Civitanova Marche ha fatto comprendere definitivamente al Paese la gravità della crisi economica e sociale in cui siamo sprofondati.

Non c’è più tempo per continuare i teatrini della politica, perchè se ieri la disperazione uccideva gli imprenditori oggi distrugge intere famiglie.
Mentre le grandi società evadono miliardi di euro di tasse attraverso triangolazioni societarie e sedi legali off-shore, i cittadini stanno vivendo in un’ atmosfera di assedio fiscale tra redditometri, spesometri, studi di settore e segnalazioni di acquisti all’Agenzia delle Entrate, da quest’anno in possesso persino dei nostri estratti conto.
C’è un senso di paura e sfiducia nei contribuenti che i richiami alla necessità della lotta all’evasione non riescono a lenire, essendo diventati ormai tutti presunti evasori sino a prova contraria.Emigrazione giovanile

In questo contesto che sta spingendo migliaia di persone a lasciare il paese in cerca di un lavoro (78.941 nel 2012, + 28,3% nella fascia dai 20 ai 40 anni).
Invece di ridare fiducia la recente tecnocrazia ha sfornato norme e “combinati disposti” che sfasciano persino le mimine garanzie di reddito sino ad oggi assicurate dall’Ordinamento ai pensionati e lavoratori dipendenti. E’ il caso del Decreto Salva Italia  che ha imposto l’apertura di conti correnti per l’accredito di somme oltre i 1.000 € e del Decreto semplificazioni (n. 16/12) che ha limitato il pignoramento di stipendi, pensioni ed indennità equipollenti a 1/10 per importi fino a 2 mila euro, 1/7 da 2 mila a 5 mila euro ed un1/5 per importi superiori.
Bene si dirà, il problema però è che, una volta sul conto corrente, Equitalia o gli altri concessionari per la riscossione, in base alla legge (art. 72 bis dpr 602/1973) possono ordinare alla banca o alla posta di versargli gli importi sino a concorrenza del credito per cui si procede.
EquitaliaVista la mole di cartelle pazze e di sentenze delle commissioni tributarie che spesso danno torto alle pretese fiscali (61,16% nel 2011) gli italiani devono vivere il nuovo incubo di non trovare più sul conto corrente l’intera pensione o lo stipendio.

Equitalia avrebbe assicurato gli opportuni correttivi solo dopo che il contribuente dimostri che sul conto confluisca esclusivamente il pagamento di salari o indennità pensionistiche.
Al danno la beffa quindi, con l’onere della prova pervicacemente ribaltato sul cittadino il quale, con il conto prosciugato viene pure costretto a dimostrare qualcosa che il riscossore potrebbe tranquillamente accertare tramite l’Agenzia delle Entrate in base agli estratti conto che le vengono comunicati regolarmente dal 10 Aprile.
È tempo di mobilitarsi affinchè l’Amministrazione finanziaria ribadisca ai concessionari la necessità di rispettare i limiti della pignorabilità posti dalla legge a tutela della dignità del cittadino e della sua famiglia non certo del suo patrimonio.

Il Movimento Difesa del Cittadino ha avviato una prima campagna di sensibilizzazione sulla vicenda con una petizione.
Il Presidente di Equitalia, Attilio Befera,  ha confermato la gravità della situazione in una recente audizione alla Camera chiedendo un intervento normatvo urgente.

Nel frattempo  speriamo raccomandi ai suoi  una maggiore prudenza  nell’esecuzione dei pignoramenti sui conti di salariati e pensionati.

Aggiornamento del 23 Aprile 2013:

Equitalia: stop ai pignoramenti di stipendi e pensioni in banca La decisione con decorrenza immediata comporta che le procedure si applichino su datori di lavoro ed enti pensionistici, solo se reddito o pensione superano i 5mila euro.

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