Sconti alla pompa: bontà loro! La caccia al distributore low cost degli automobilisti italiani sempre più a secco.

La pubblicità è il rumore di un bastone in un secchio di rifiuti (George Orwell)

Da due settimane  è la nuova febbre degli italiani nel week end: la caccia alla pompa low cost.

Incuranti dell’afa di anticicloni  africani dai nomi sempre più altisonanti, gli automobilisti italiani dalle 13.00 del sabato percorrono le vie delle città in cerca degli sconti alla pompe   di compagnie petrolifere  ormai consapevoli del baratro in cui hanno spofondato la domanda.

Tutto è cominciato con l’iniziativa Riparti con Eni  lo sconto di 20 cent/lt  deciso dall’azienda, a partire dal 16 giugno al 3 settembre dalle ore 13.00 del sabato fino alle 07.00 dei lunedì,  per i rifornimenti effettuati in modalità iperself nei distributori AGIP ed ENI aderenti, esclusi quelli sulla rete autostradale.

 

Dopo le polemiche di rito come le  accuse di pubblicità ingannevole e di concorrenza sleale avanzate da più parti al pari degli incoraggiamenti a fare di più, il successo dell’iniziativa del cane a sei zampe ha indotto i competitor a correre ai ripari.

E’ il caso della Esso che ha lanciato la campagna SelfPiù che offre uno sconto di  21 cent/lt  durante gli orari di chiusura, dalla pausa pranzo di giovedi 28 Giugno, fino all’apertura del mattino di lunedì 2 Luglio.

Anche l’IP (gruppo API) non è rimasta a guardare le file ai distributori altrui ed ha deciso di lanciare una promozione  ancora più aggressiva – 16 centesimi al litro, anche di giorno ed a punto vendita aperto, sia in modalità self che servito.

TotalErg (-10 cent) Shell (-15 cent), Q8 con Q8Easy, Tamoil  con promozioni mirate sul territorio, i beneamati  distributori no-logo e quelli gestiti dalla GDO a loro volta stanno a loro volta  animando una sorprendente guerra degli sconti che  a meno di un mese dall’avvio  comincia a farsi davvero interessante per i consumatori.

Ma a cosa si deve questo improvviso slancio delle compagnie petrolifere verso una maggiore concorrenza?

Non certo la volontà di venire incontro ad un automobilista dal portafoglio “a secco”, bensì  la consapevolezza di uno stato di crisi del mercato dei carburanti bensì l’imponente  riduzione della domanda. E’ stato il crollo delle vendite ed i constestuali appelli del Governo impegnato a decidere la separazione della SNAM rete gas dal gruppo,  ad indurre  l’Eni aad avviare una vera e propria guerra dei prezzi per accaparrarsi i sempre meno clienti di un settore in piena recessione.

D’altra parte solo il 13 Giugno l’Unione Petrolifera aveva certificato il crollo dei consumi  italiani. A maggio 2012 le vendite sono state pari a  circa 5,4 milioni di tonnellate, con una
diminuzione del 9,6% (-571.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2011.

In appena 12 mesi i rifornimenti di  benzina sono calati del 9,6% (-78.000 tonnellate) mentre quelli del gasolio per autotrazione del 8,6% (-194.000 tonnellate).

Per l’UP il peggioramento su base annua  del 10,2% (-1.465.000 tonnellate).

Altro dato impressionante in negativo è il crollo delle immatricolazioni di auto nuove,  in diminuzione del 18,9% rispetto al 2011 (Fonte UPI)  cui si aggiunge un bel  – 8,5% di traffico autostradale e -5,2% di movimenti passeggeri aerei e cargo (Fonte Autostrade per l’Itaia e MISE).

La crisi economica e la correlata riduzione del trasporto merci e degli acquisti di auto e mezzi pesanti  sono tuttavia solo una parte del problema, peraltro comune a molti paesi dell’area OCSE.

Ma oltre al fallimento di tante ditte di trasportatori il vero scandalo tutto italiano che ha scatenato  il  boicotaggio delle pompe da parte degli automobilisti è stata la folle corsa dei prezzi dei carburanti che ci ha visto primi nella classifica degli aumenti con un + 18% rispetto al 2011.

Dati sull’aumento della benzina nei principali paesi industrializzati nel periodo tra febbraio 2011 e febbraio 2012 prezzo il dollari per litro (Fonte The Economist 26.03.12)

Possiamo dire che con buone probabilità il colpo di grazia che ha spinto definitivamente molti italiani a lasciare l’auto in garage è stato il Decreto “Salva Italia”, varato il 6 Dicembre 2011,  che ha aumentato il prelievo fiscale con le accise rispetto all’ultima rilevazione effettuata prima del decreto, di circa il 13% per la benzina e di circa il 23% per il gasolio (0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro per la benzina).

Come confermano i dati del  Ministero dello Sviluppo Economico   e  l’Oil bullettin della Commissione Europea , il  prezzo medio nazionale dei prodotti petroliferi vede un peso delle accise e dell’Iva  (21%) pari al 59,21% per la benzina senza piombo  e del 55,14 per il gasolio.

In soldoni i prezzi medi  di benzina € 1,73/lt e gasolio € 1,63/lt  depurati dalle imposte sono pari rispettivamente a € 0,70/lt  e € 0,72/lt un vero e proprio sogno per gli automobilisti, almeno quelli  lontani dalle frontiere italiane.

Ma oltre alle accise non vanno dimenticate le addizionali regionali, ad esempio sulla verde le Marche vi aggiungono lo 0,0758, l’addizionale in Toscana e Liguria è allo 0,05 euro/litro, in Umbria allo 0,04. In Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte e Puglia è di  0,0258 euro/litro (Fonte Il Sole24ore) .

E proprio grazie alle addizionali regionali che a marzo di quest’anno la verde  ha toccato la fatidica soglia dei € 2,00/lt (16.0.12 in un’area di servizio sulla A14 Conero Est).

In Europa siamo secondi solo all’Olanda per la verde € 1,75/lt ed all’Inghilterra per il gasolio € 1,78/lt.

Ma diamo un’occhiata al petrolio. La serie storica dimostra che dopo il picco di $147,27  l’11 luglio 2008 vi è stato un crollo verticale del prezzo a barile con una quotazione sotto i $40 ed un riassestamento negli anni successivi che ha portato il costo tra i $80 ed i $100 a barile.

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Grafico storico del prezzo del barile, da gennaio 2003 a gennaio 2012 in USD

Perchè allora il costo dei carburanti non è sceso di conseguenza? Semplice, a causa della crisi il dollaro quest’anno si è rivalutato sull’euro, impedendo il ribasso, come dimostra il  grafico.

Grafico storico del prezzo del barile, da gennaio 2000 a gennaio 2012.

Gli  automobilisti sono stati considerati per troppo tempo una sorta di bancomat per il fisco statale e regionale, in un contesto istituzionale a dir poco compiacente verso politiche dei prezzi, quasi sempre  al rialzo, praticate dalle compagnie anche nei periodi di oscillazioni al ribasso del petrolio.

Lo sfondamento della soglia psicologica dei 2 euro al litro sulla benzina  senza contare gli aumenti altrettanto continui e dissennati della Rc auto (+6% rispetto al 2011 e da giugno dello scorso anno molte Province applicano anche una addizionale provinciale fino al 16%)  per non parlare del famigerato bollo che ha registrato quest’anno un aumento del 10% in molte regioni come l’Abruzzo, la Campania ed il Lazio.

L’attuale guerra degli sconti ai distributori,  in conclusione, non è altro che la naturale conseguenza di un trend negativo della domanda, più che prevedibile, ma che i market maker ed il regolatore  hanno pervicacemente  voluto portare alle estreme conseguenze, ovvero al punto di non ritorno.

Un conflitto per ora limitato solo ai week end che, se da un lato rappresenta un’altro esempio della grande depressione economica del Paese,  è di certo anche una grande vittoria per i più che tartassati automobilisti italiani.

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