Social networks, conoscerli per capire dove va il mondo.

Non abbiamo più la possibilità di scegliere se stare o meno nei social media. L’unica possibilità che abbiamo è di scegliere come stare nei social media. E Qualman

I social networks più usati a Giugno 2011
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Sono stati accusati di tutto: favorire la prostituzione e la pedofilia, agevolare  truffe, mettere a rischio la nostra privacy,  la sicurezza dei nostri familiari e, più di recente, di provocare disordini e rivoluzioni.

I social networks rappresentano oggi il parto più discusso tra rete internet e globalizzazione, tra evoluzione tecnologica e massificazione dei media che sulla rete  ha assunto  una connotazione proattiva mai vista prima.

Facebook, Twitter, Google +, LinkedIn,  il russo Vkontakte o il cinese Qzone (che da solo conta 200 milioni di utenti)  non rappresentano più dei semplici software per scambiarsi informazioni, ma un modo nuovo di essere dell’individuo e di relazionarsi con gli altri in tempo reale nei 5 continenti.

Da futile passatempo dei millenials (nati tra il 1978 ed il 1994)  nei campus statunitensi, i social networks  in poco meno di 10 anni (Myspace nasce nel 2003, Facebook nel 2004) sono riusciti ad imporsi come momento della propria quotidianità anche per i più attempati (il 57% degli utilizzatori ha una età media tra i 35 ed i 65 anni  come emerge da una analisi di Pingdom) con un numero di utenti che dovrebbe superare il miliardo entro l’anno.

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Un successo clamoroso che ha inevitabilmente attratto anche il business,  con un giro di affari  in termini di ricavi pubblicitari eprevisto per il 2011 in almeno 5 miliardi di dollari, con un incremento di oltre il 30% rispetto al 2010 (fonte Deloitte- Tmt predictions 2011).

Perchè un milardo di individui avrebbe deciso di attivare un account su Facebook o un altro social media? Per Zygmunt Bauman, classe 1925, sociologo e studioso dell’era postmoderna, la ragione è che il web non è un ambiente che ci “sottrae la nostra umanità, ma un ambiente che la rispecchia; non si insinua dentro di noi: ci mostra ciò che sta dentro di noi”.

Il numero di Dimbar, conosciuto anche come la regola dei 150, dimostra  scentificamente  che le dimensioni di una rete sociale di un individuo  in grado di sostenere relazioni stabili  sono limitate a 150 membri.

Inserirsi in una “rete” di rapporti e relazioni potenzialmente planetaria, di cui si ha l’assoluto controllo quanto al grado di interazione, è sicuramente più appagante e tranquillizante che entrare in una “comunità” con delle precise regole e doveri, non certo aggirabili con un click del proprio mouse.

Per Bauman stiamo assistendo ad un mutamento radicale della nostra società caratterizzato da una presenza sempre più invasiva di “confessionali elettronici”, che provocherà  la cancellazione del confine fra pubblico e privato, ma anche il fatto di “aver fatto dell’esposizione pubblica del privato una virtù pubblica e un dovere”. Il rischio, conclude Bauman, è quello di scivolare in una situazione nella quale gli uomini giungano non solo per mettersi a nudo, ma che per promuovere se stessi finiscano per vendere se stessi, diventando “i promotori delle merci e al tempo stesso le merci che promuovono”.

Ma al di la degli aspetti problematici legati all’involuzione dei rapporti tra le persone ed ai rischi di alienazione connessi all’uso dei social media, è evidente il contributo che essi stanno fornendo all’abbattimento delle barriere culturali, etniche e religiose che dividevano l’occidente dal secondo e terzo mondo.

La convergenza economica e culturale cui doveva approdare la globalizzazione, ridottasi a mero  sistema di speculazione finanziaria internazionale che sta distruggendo l’economia reale gettando sul’lastrico intere nazioni, sembra oggi un processo molto democraticamente a portata di mouse.

La cosiddetta primavera del nord-africa con le rivoluzioni di quest’anno in Tunisia, Egitto e Libia, estesasi anche ai paesi del vicino e medio oriente come la Siria o lo Yemen, dimostra come la possibilità di avere internet sul proprio telefonino abbia avuto un effetto dirompente su popolazioni assoggettate a regimi totalitari.

La connessione alla rete oggi può prescindere da sistemi informatici complessi appannaggio di pochi quale può essere considerato anche solo un  PC in Africa o in Asia. Un  semplice telefonino con una minima connessione GSM permette oggi l’accesso a tutta una serie di informazioni sostanzialmente taciute, dalle elite dominanti, alle masse arabe ed africane, soggiogate nella miseria nonostante la ricchezza di risorse naturali delle proprie nazioni.

Il web non solo permette di confrontare le condizioni di vita reali ed il livello di tutela dei diritti civili di altri paesi, ma anche di diffondere facilmente tali informazioni, creando movimenti di opinione di massa dalle forti ricadute politiche.

L’estrema difficoltà dei regimi di mantenere la censura sul web ha reso i social network veri e propri strumenti di reazione di classe, bypassando i media tradizionali da sempre sotto il rigido controllo di elite economiche e politiche per ciò stesso  condannati ad un monotono e noioso “va tutto bene“.

Ecco quindi che il giovane siriano può dialogare via twitter con il ragazzo libico ed egiziano delle proprie aspirazioni tradite, confrontandosi contemporaneamente con il coetaneo statunitenze o brasiliano cui fa conoscere la propria realtà con pochi  Tweet.

L’abbattimento delle distanze e delle barriere culturali, etniche e religiose  rappresenta in conclusione la vera grande novità di questi primi anni dell’epoca dei social media.

L’idea di limitarne il funzionamento,  avanzata non certo da un dittatore africano  ma poche settimane fa dal Primo Ministro inglese David Cameron dopo i disordini verificatisi in Gran Bretagna, dimostra ancora una volta la scarsa conoscenza dei social networks ed il fastidio che la politica sembra provare per questi nuovi strumenti di espressione e di partecipazione alla politica.

In conclusione i social network permettono a tutti di condividere emozioni ma anche, in forme più o meno organizzate, un profondo disagio sociale di cui non possono essere certo considerati la causa.

  1. […] Social media sempre nuovi, addirittura specificamente creati per attrarre minori anche sotto forma di gioco ed una normativa sistematicamente indietro rispetto alle truffe e ai sistemi di adescamento rendono il ruolo di sorveglianza e assistenza alle famiglie svolto dalle associazioni ancora più necessario ed imprescindibile nell’attuale contesto di crisi economica e sociale. […]

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