Tariffa d’Aprile di Telecom Italia: risparmi per alcuni, aumenti per tutti.

Dovrebbe entrare in vigore dal 1° Aprile 2013 e per questo in rete la cominciano a paragonare alla ben nota ricorrenza.

Parliamo della nuova tariffa unica di Telecom Italia annunciata dall’A.D. Patuano lo scorso 15 Gennaio, sottolineando ai media gli aspetti legati alla “semplificazione”.

Chiamare dal telefono di casa verso tutti i numeri fissi e mobili costerà 5 cent/minuto, mentre lo scatto alla risposta passerà da 7,94 a 5 centesimi (tariffazione a scatti anticipati di 60 secondi).

Si tratterà di un bel vantaggio per l’utente che chiami un cellulare dal telefono fisso che spenderà 5 cent/minuto rispetto agli attuali 9,90 cent/minuto, ma sarà un problema per chi effettua sopratutto chiamate sui numeri fissi, che da Aprile, passeranno da 1,90 cent/minuto a 5 cent/minuto (oltre scatto alla risposta di 5 cent), con un aumento del 163%.

L’altra cattiva notizia per gli utenti è l’adeguamento del canone all’inflazione che passerà dagli attuali 16,64 a 17,40 euro al mese, ma in procinto di un nuovo aumento visto che la Legge di stabilità ha portatol’Iva dal 21% al 22% con decorrenza dal 1° luglio 2013, quindi anche sull’abbonamento telefonico.

La misura non si applicherà a coloro che beneficiano delle condizioni agevolate e per i titolari della Carta Acquisti (cosiddetta “Social Card”).

Ben 8 associazioni di consumatori si sono già dette contrarie alla proposta di Telecom chiedendo che venga modificata. Oltre all’aumento delle chiamate sul fisso, considerato esorbitante, a preoccupare sono anche i possibili effetti sull’inflazione.

Il tasso medio annuo per il 2012, pur in piena recessione, è stato pari al 3,0%, in accelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto al 2,8% registrato dall’Istat per il 2011.

L’iniziativa dell’incumbent ha sorpreso le associazioni dei consumatori e la stessa Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che ha richiesto chiarimenti urgenti.

Ma vediamo su chi dovrebbe impattare questa nuova tariffa.

Il numero di clienti Telecom è di circa 14,3 milioni, di cui broadband retail ammontano a 7 milioni.

Le linee telefoniche su rete fissa attive in Italia, a fine 2011, risultano di poco superiori ai 22 milioni. Gli accessi controllati dalle imprese concorrenti dell’incumbent hanno superato i 7,3 milioni, con una crescita di circa 300.000 unità nel corso dell’anno.

Ciò ha determinato una flessione della quota di mercato di Telecom Italia di circa un punto percentuale, che si è attestata al 67% nel dicembre 2011 (Dati Agcom Relazione Annuale 2012).

La manovra tariffaria di Aprile annunciata segue il precedente ritocco deciso appena nel luglio 2012 per le chiamate tra telefoni fissi (passate da 0,70 a 1,90 cent/minuto), traducendosi in un ulteriore aggravio per la fascia di utenza tradizionale.

Si tratta per lo più di anziani e famiglie a basso reddito che fruiscono della linea domestica in assenza di opzioni flat e senza l’accesso ad internet.

Per costoro la nuova tariffa unica si tradurrà in un ulteriore sacrificio economico in piena crisi, dopo che persino l’Ofcom inglese ha certificato che proprio tale fascia di consumatoriha subito i maggiori aumenti nella telefonia fissa base (+22,4%) nel 2012 rispetto agli utenti di Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e USA.

I dati più recenti forniti da uno studio di R.ETE. Imprese Italia informano che tra il 2007 e il 2012, i consumi in Italia sono diminuiti del 7,7%.

Su base annua la disoccupazione cresce del 19,7% (+474 mila unità) mentre il numero complessivo di disoccupati è pari a 2 milioni 875 mila unità.

Saranno in molti quindi a decidere la stipula di un nuovo contratto flat, con Telecom o altro operatore (sempre con il pagamento del canone) oppure di abbandonare definitivamente il telefono fisso per passare al mobile come già hanno fatto oltre 511 mila utenti nel 2011.

Il punto è che dietro la decisione dell’incumbent potrebbe esserci proprio quest’intento.

Dal Resoconto intermedio di gestione di Telecom Italia (al 30 settembre 2012) emerge una contrazione dei ricavi rispetto all’esercizio 2011 interamente attribuibile ai servizi (-312 milioni di euro, -4,7%), e riconducibile proprio ai servizi tradizionali di fonia e messaging, in buona parte compensata dallo sviluppo dei ricavi internet mobile (+54 milioni di euro, pari a +14,1%) e da accesso broadband fisso (+23 milioni di euro, pari a +3,2%).

Da un lato l’aumento del canone servirà a compensare in parte i costi di manutenzione della sempre più vetusta rete in rame, dall’altro l’aumento delle chiamate sul fisso permeterà maggiori incassi sulle chiamate dell’utenza più retriva alle novità e poco spendacciona, garantendone comunque l’eventuale passaggio ai ben più lucrosi contratti broadband o l’ espulsione verso gli OLO.

Tra le proteste delle associazioni dei consumatori, gli accertamenti dell’AGCOM e l’attenzione sempre maggiore dei media sulla vicenda, il percorso di questa “semplificazione” sembra farsi tutto in salita per Telecom.

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